MILANO. «È passato molto tempo e devo fare uno sforzo, ma se torno con la memoria ai miei anni da direttore de La Stampa la prima cosa che mi viene in mente è via Marenco, la sede storica del giornale. Ricordo l’orologione dell’ingresso con i fusi orari di tutto il mondo per sapere quando contattare gli inviati e i corrispondenti. E poi ricordo le bozze passate sul bancone dei tipografi, con quella carta umida che se ci ripenso mi sembra di averla ancora sotto i polpastrelli». Carlo Rossella, 83 anni, risponde al telefono dalla sua casa di Pavia e non fa nulla per nascondere la nostalgia. «Torino era una città straordinaria, elegante, piena di vita - racconta-. La direzione è stata il periodo più bello della mia vita. Di questo non ho dubbi».
LA STAMPA È CON VOI
Giovedì La Stampa incontra i suoi lettori, una festa per ricordare chi siamo: partecipa anche tu
Direttore, ha guidato il quotidiano per due anni fra il 1996 e il 1998. Cosa ha significato per lei?
«Il direttore de La Stampa a Torino era una figura riconosciuta. Io ho ricordi magnifici anche per questo. Ricordo bene le visite di Gianni Agnelli. Mi telefonava e mi diceva: “Posso venire a trovarla per cinque minuti?”. Poi arrivava, si sedeva davanti alla mia scrivania e ascoltava tutto. Quando i giornalisti entravano per discutere articoli o problemi del giornale, lui restava lì ad ascoltare, curioso, attento».






