Roma, 19 dic. (askanews) – Ci sono silenzi e assenze che valgono più di mille parole. E così bastano due frame della tradizionale cerimonia di saluto alle alte cariche che si tiene in serata al Quirinale per rendere l’idea del caos che nella notte precedente ha portato la Lega a ventilare la crisi di governo su una manovra che porta la firma di un ‘suo’ ministro. Da una parte c’è Matteo Salvini che, interrogato in proposito a più riprese dai giornalisti, si limita a ripetere ‘auguri, auguri’. Dall’altra, c’è la sedia che rimane vuota del responsabile dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, prova a minimizzare, a spiegare che sì, “c’è stato un problema” interno al Carroccio ma “si è risolto”. La soluzione viene trovata ma solo dopo un vertice che la premier convoca d’urgenza a palazzo Chigi subito dopo aver lasciato il Colle. Meloni riunisce i due vicepremier e il ministro dell’Economia, il suo vice Maurizio Leo e il responsabile dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Il pasticcio, spiega, va risolto subito. “Le misure a favore delle imprese devono restare nella manovra”, dice chiaramente. Tramonta così l’idea di fare un decreto ad hoc ipotizzato inizialmente, si opta per una riscrittura del maxiemendamento.
Meloni irritata da blitz Lega su pensioni: “Misure a imprese restano”
Vertice teso a Chigi con i vicepremier e Giorgetti. E arriva nuovo maxiemendamento










