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Ultimo aggiornamento: 18:28
Il più forte tiratore di sempre. Dopo Kyrie Irving e Jason Williams, probabilmente il più raffinato palleggiatore mai visto. Ha cambiato il basket, non solo la NBA. Vincente, serio, professionista vero. Una delle ultime bandiere. Anche quest’anno, con 37 primavere sulle spalle, rimane al top (anche se ha un po’ steccato la partita di stanotte contro Phoenix). Sta segnando 28,8 punti di media. Tira da fuori col 40%, su oltre 12 conclusioni a partita. Un’enormità. Praticamente, una macchina, con istinti innati. Certo, i Warriors non stanno affatto spaccando al momento. Il flipper a cui avevano abituato tutti nelle stagioni d’oro è bello che lontano. Ma questa è un’altra storia. Lo “banalizzano” come semplice tiratore, Curry. Si certo. Stratosferico. Inimmaginabile. Ma non perché ne ha messe più di Ray Allen o di Reggie Miller in carriera. Questo non c’entra. Piuttosto perché ha fatto capire al mondo intero che si può essere pionieri e dominare con il palleggio arresto e tiro dai 9 metri. Nessuno prima di lui lo aveva fatto, nessuno aveva osato così tanto. Ci avevano già tentato un po’ Dana Barros e Mahmoud Abdul-Rauf, ma non avevano il suo talento, su volumi di tiro molto inferiore, giocavano in altra epoca culturale (anni ’90), non erano così completi. Gran penetratore, gran passatore, gran contropiedista. È poi è l’altruista degli altruisti. Raramente si isola. Quasi mai. Sa giocare nel flusso, sa mordere senza accentrare. Sa essere dominante, senza fare il dominatore. Non tramonta mai.









