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La Nba moderna ha trasformato il basket in uno spettacolo dominato dal tiro da tre, svuotando il gioco dalla media distanza. L’elogio della tripla, incarnato da Stephen Curry, rende l’eccezionale normale e solleva una domanda: è ancora pallacanestro?

C’è un grafico che racconta più di tutti cosa sia diventata la pallacanestro, soprattutto in Nba: mostra i punti di partenza dei tiri verso il canestro, e tra l’inizio della lunetta dei tiri liberi fino alla zona sotto il tabellone c’è il vuoto. Nulla, nessuno ci prova più in quella terra di mezzo. Mentre nel contempo, fuori dalla linea dei tre punti è il trionfo del tiro a segno. E allora: è ancora basket?

Per carità: lo sport ormai dev’essere spettacolo, ma forse si sta esagerando un pochino. Ci si esalta per le triple come per le schiacciate, ma se uno prova a centrare il canestro da mezza distanza, il pubblico quasi resta deluso. Come dire: “Solo quella roba lì?”. Così ecco che uno dei più grandi eroi dell’era moderna è diventato Stephen Curry, la stella dei Golden State Warriors che in tutti questi ha sublimato lo show del tiro da tre punti. In qualsiasi modo, dal qualsiasi punto, lui ci ha sempre provato, “da casa sua” han sempre detto, con azioni fulminanti e centrando l’obbiettivo dei modi più fantasiosi possibili. Altro che schemi, è il trionfo del corri e tira.