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13 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 16:42
Kareem Abdul Jabbar si è ritirato all’età di 42 anni, chiudendo la sua ultima stagione con 10 punti di media. Per uno come Jabbar era quasi come non mettere alcun punto a referto. Sembrava un eroe, a quell’età, solo per il fatto di essere sceso in campo per ben 74 gare. A 41 anni, invece, nessuno era mai riuscito a realizzare una tripla doppia in una partita NBA. Ci è riuscito stanotte LeBron James nella vittoria sui Dallas Mavericks. E chi sennò? Altro record. Altra pagina di storia. Per la stella dei Lakers, ben 28 punti, 12 assist e 10 rimbalzi. Ha abbracciato ancora una volta questo sport in modo totale, come ha sempre fatto nel corso della sua lunga carriera. La sua comprensione delle dinamiche in campo è irragionevole. La sua visione di gioco non ha eguali nella storia della pallacanestro.
Che sia un passaggio con l’esterno della mano per agevolare la corsa in contropiede di un compagno, come quello recapitato ad Hachimura nel primo quarto. Che sia un penetra e scarica verso il tiratore appostato sulla linea da tre o un alley–oop per una schiacciata del lungo in taglio dal lato debole. James vede il campo, il gioco, i compagni e gli avversari con un livello di consapevolezza senza precedenti. Qualcosa che non si affievolisce con l’età. Anche uno come John Stockton potrebbe averlo ancora oggi, per dire, quel “potere”. Il problema è che ci vuole un fisico che gira al massimo per continuare a esprimere questa capacità tre i migliori del mondo. Ecco perché James è un giocatore irripetibile. Ha sempre lavorato con serietà, pazienza, dedizione, ossessione, per proteggere e salvaguardare in tutti i modi il proprio fisico, la “custodia” per permettere a quel talento di mostrarsi in tutto il suo splendore il più tempo possibile. Bisogna solo ringraziare. Prescelto.








