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19 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 9:07

Da oltre un decennio la Lega salviniana brandisce la scure al grido “aboliamo la riforma Fornero”. Nel 2022 il programma elettorale di Fratelli d’Italia prometteva “flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e accesso alla pensione” per favorire “il ricambio generazionale”, mentre Giorgia Meloni brindava al Capodanno 2023 richiamando la necessità di una “riforma organica delle pensioni”. La scorsa estate, il ministro Giancarlo Giorgetti ha ribadito di voler sterilizzare l’adeguamento dell’età pensionabile previsto per fine 2026, incalzato dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon determinato a mantenere l’età pensionabile a 67 anni e a far balenare agli occhi dei lavoratori la cifra 64, “soglia di libertà pensionistica” secondo lo stesso sottosegretario.

Questi i proclami, le promesse, le illusioni di una coalizione di governo che, in campagna elettorale e al suo insediamento, ha sapientemente combinato elementi tipici dell’agenda neoliberista dei partiti della destra radicale – abolizione del reddito di cittadinanza in primis – con allusioni a misure di “carattere sociale” – tradizionalmente terreno fertile per i partiti di (centro-)sinistra – quali “asili nido gratuiti” e, appunto, l’accesso facilitato al pensionamento.