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Ultimo aggiornamento: 8:58
La forsennata pressione messa in atto a fine estate dalla Lega sul tema delle pensioni ha prodotto un risultato che non era pronosticato nemmeno dal peggiore dei pessimisti. L’innalzamento dell’età pensionabile previsto per il 2027, dice la bozza della manovra, non sarà evitato: sarà di un mese anziché tre, ma ci sarà. Solo chi svolge lavori gravosi e usuranti potrà “salvarsi”. Ma la vera beffa è che sono sparite, almeno per ora, le ultime due forme rimaste di uscita anticipata: Quota 103 e Opzione Donna. Resta solo l’Ape sociale. Così come sono state bocciate tutte le proposte messe sul tavolo dal sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon, a partire dalla possibilità di usare il trattamento di fine rapporto (tfr) per l’anticipo pensionistico o l’obbligo, per i giovani, di devolverlo ai fondi pensione privati (misure tra l’altro molto contestate dai sindacati).
Il cantiere delle pensioni, come viene chiamato nel gergo, è quindi servito più a demolire l’esistente che a costruire qualcosa di nuovo. Sul tema pesa il nodo delle risorse e la reattività di Bruxelles quando si parla di misure generose per il capitolo previdenziale, considerando anche la tendenza del governo Meloni a comportarsi da bravo scolaretto. Ecco quindi che il promesso disinnesco dell’aumento dell’età pensionabile, legato alla crescita della speranza di vita, ha prodotto un intervento molto soft. A partire dal primo gennaio 2027, aumenterà di un mese anziché tre. Gli ulteriori due mesi di aumento arriveranno comunque a gennaio 2028. Le categorie esenti da questo gradino saranno solo quelle che svolgono mestieri faticosi, che alla luce delle attuali norme sono una piccolissima parte dei lavoratori italiani.







