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Ultimo aggiornamento: 15:17
L’obiettivo della Lega era azzerare l’aumento di tre mesi dell’età necessaria per andare in pensione, destinato altrimenti a scattare dal 2027. Bloccando tout court l’adeguamento dell’età di uscita dal lavoro all’aumento dell’aspettativa di vita. Un passaggio indigeribile per l’elettorato del Carroccio, da evitare nell’anno delle elezioni politiche. Ma lo stop sarebbe costato 3 miliardi all’anno, una cifra abnorme a fronte di una platea di beneficiari ridottissima. Alla fine, per contenere i costi il governo ha optato per un aumento dell’età pensionabile più graduale del previsto.
Stando a quanto spiegato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa subito dopo il varo della manovra, l’attuale requisito di 67 anni non salirà di tre mesi dal 2027 come sarebbe necessario sulla base delle previsioni dell’Istat sulla speranza di vita: in quell’anno lo scatto sarà di un solo mese, mentre nel 2028 arriverà un ulteriore scalino di due mesi. Misura di cui Giorgia Meloni sembra però curiosamente all’oscuro: nella discussa intervista a Maria Latella pubblicata sabato sul Sole 24 Ore, in seguito alla quale i giornalisti della testata hanno dichiarato sciopero, la premier afferma che “l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile scatterà il 1° gennaio 2027″ e “si discuterà nei prossimi mesi di quale sia la soluzione più appropriata, nell’ambito di un contesto demografico che conosciamo bene, con l’obiettivo di conciliare il legittimo desiderio dei lavoratori di andare in pensione, dopo tanti anni di lavoro, e la tenuta complessiva del sistema previdenziale”.










