«Entro il 30 giugno di ogni anno il Governo, su proposta del Ministro dello sviluppo economico presenta alle Camere un disegno di legge annuale per la tutela e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese».

Questa previsione è contenuta in una legge del 2009. Ma solo adesso arriva al traguardo la prima legge annuale per le Pmi, il cui esame è alle battute finali alla Camera. Un segnale significativo per le aziende con meno di 250 addetti, oltre 4 milioni e 400mila in Italia, in pratica il 99% della platea delle imprese attive censite dall’Istat. Ma non è il caso di eccedere in entusiasmo, perché il provvedimento che sta tagliando il traguardo non ha rispettato le attese delle categorie e degli economisti che puntavano soprattutto a misure di impatto per favorire le aggregazioni e quindi la crescita dimensionale. Molte micromisure, qualche delega al governo da esercitare nel prossimo futuro e poco pochissimo spazio, durante l’esame in Senato, agli emendamenti che puntavano a migliorare il testo o a rafforzarne la dote economica.

Cadenza annuale

È il destino delle leggi annuali, probabilmente. Lo stesso ragionamento si può fare del resto sulla legge per la concorrenza, anche in questo caso un obbligo introdotto nel 2009. Finora sono state approvate cinque leggi, ma solo la prima ha avuto un respiro ampio. Il rischio, con il modello dei provvedimenti da adottare rigorosamente a cadenza annuale, è quello di confezionare un pulviscolo di micro misure che non hanno il passo della riforma, ma sono interventi di maquillage che avrebbero potuto trovare spazio in qualsiasi altro veicolo normativo.