L’unica novità è che questa volta non ci hanno nemmeno provato. D’altra parte, che senso hanno quelle lunghe riunioni serali, appese a stravaganti mediazioni che puntualmente si attorcigliano su un punto e virgola, e che si concludono nello stesso modo? Esce il capogruppo M5S e ammette: «Ogni gruppo presenterà la sua risoluzione». Insomma, fatica risparmiata. Oggi, prima alla Camera e poi al Senato, per le comunicazioni della premier in vista del Consiglio europeo, le minoranze depositeranno cinque testi diversi. Il dente che duole è infatti l’Ucraina. Soprattutto a pochi giorni dalla vigorosa presa di posizione di Giuseppe Conte: «Lasciamo che se ne occupi Donald Trump». Anche il Pd ha le sue gatte da pelare: la segretaria non è mai andata a Kiev; un tentativo di avvicinamento al M5S lo farebbe anche, ma è frenata da due motivi. Il primo sono le divisioni interne: i riformisti, con il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, sono per un sostegno economico e militare al Paese aggredito dalla Russia, senza se e senza ma, e tengono sotto mirino Elly Schlein, ricordandole la posizione del Colle. La seconda riguarda l’inquilino della Casa Bianca: mai e poi mai il Nazareno potrebbe ammettere che si sta muovendo per favorire la pace. Il risultato è la piena incomunicabilità con il partner di via di Campo Marzio, con un’unica cortesia. Quella che la segretaria ha chiesto anche domenica, in assemblea nazionale: non attaccate l’avvocato di Volturara Appula.