Ancora non hanno convocato le primarie che già litigano. E su dossier non proprio trascurabili, come il decreto che rinnova il sostegno militare italiano all’Ucraina. Per adesso lo scontro riguarda- non ce ne vogliano i diretti interessati - le seconde file. Ma dietro, e i voti in Parlamento sono lì a dimostrarlo, ci sono i leader. Ovvero Elly Schlein e Giuseppe Conte. La segretaria dem, per non guastare il clima da luna di miele che pare regnare nel “campo largo” dopo il referendum, ha provato a minimizzare: «Troveremo un accordo anche sulla politica estera». Ma anche lei sa da un pezzo che su uno dei principali dossier internazionali, l’invio delle armi a Kiev, Pd e M5S (ma anche Avs) sono agli antipodi. «C’è una distanza che rimane sul supporto all’Ucraina», ha ammesso nella conferenza stampa all’Associazione della stampa estera, a Roma. «Noi», ha ricordato riferendosi al suo partito, «abbiamo continuato a sostenere l’Ucraina con ogni mezzo necessario». Sottinteso: il M5S no. Il guaio è che i pentastellati non fanno niente, sull’argomento, per mettere la polvere sotto il tappeto. Il senatore Stefano Patuanelli, ex ministro, ex capogruppo, non vedeva l’ora di fissare il paletto dopo il referendum: «Credo che noi al governo ci fermeremo con gli aiuti militari all’Ucraina».