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Da qualche mese la questione dei finanziamenti europei alla resistenza ucraina ruota in buona parte intorno a una società belga sconosciuta alla maggior parte delle persone: Euroclear, che detiene 185 miliardi di euro di beni russi congelati all’inizio della guerra, per effetto delle sanzioni imposte nel 2022 dall’Unione Europea.
Euroclear era già molto nota nel settore finanziario europeo e internazionale. Alcuni ne parlano come di una sorta di “notaio” della finanza, altri come di un’infrastruttura essenziale del mercato finanziario. Sta dietro le più grosse transazioni a livello globale, garantendone la sicurezza: si occupa per esempio di registrare il cambio di proprietà di un titolo (come azioni, obbligazioni o titoli di stato), di spostare i soldi dai conti degli acquirenti a quelli dei venditori e di tutti i servizi di amministrazione che seguono la compravendita (per esempio, il pagamento di interessi e dividendi). I clienti di Euroclear non sono persone comuni, ma grossi operatori finanziari come banche, governi, fondi di investimento o istituzioni finanziarie internazionali.
Il sistema Euroclear nacque alla fine degli anni Sessanta, quando la progressiva internazionalizzazione dei mercati rese necessario sviluppare modalità sicure e condivise per le transazioni. All’epoca i titoli erano certificati di carta, e dopo ogni compravendita era necessario spedire fisicamente i documenti, controllarli e registrarli manualmente presso le istituzioni coinvolte. Era un processo lento e suscettibile di ritardi, errori e truffe: per questo la Morgan Guaranty Trust Company, la filiale belga della banca di investimento statunitense oggi nota come JPMorgan Chase, creò nel 1968 il sistema Euroclear, che permetteva tra le altre cose anche di scambiare denaro e titoli tramite un sistema elettronico immediato e sicuro. Dal 2000 Euroclear è diventata una società a sé, separata da JPMorgan Chase, e dal 2018 ha spostato la sede da Londra a Bruxelles a causa di Brexit.















