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Ultimo aggiornamento: 10:47
Scosse sismiche in seno della Commissione europea forse verranno registrate oggi, quando si riuniranno i vertici Ue con membri del governo belga per tentare di sbloccare l’impasse: oggetto del dibattito è Mosca, i suoi asset congelati alla Euroclear, quelli che l’Ue vuole sbloccare per finanziare l’Ucraina con 140 miliardi di euro.
Gli asset russi sono la salvezza più immediata all’orizzonte di Kiev, che deve garantire la sua stabilità economica, ma ha le casse vuote. “Più a lungo continuiamo a rimandare, più difficile diventerà la situazione” ha dichiarato martedì il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis a Sofia; il tempo, adesso, sta davvero per scadere, mentre il deficit del bilancio ucraino continua a ingrossarsi a dismisura. Se non i beni russi, la Commissione rende noto che saranno i governi nazionali, con i loro bilanci, a dover sostenere Kiev.
Lo stallo per sbloccare i fondi nasce dall’opposizione del premier belga Bart De Wever, che teme che il suo esecutivo possa essere costretto poi a rimborsare miliardi in riparazioni se il Cremlino procederà per vie legali per riavere i profitti dei suoi asset. Per proteggere il suo Paese, il primo ministro ha chiesto agli altri leader Ue di “condividere” i rischi, avere garanzie che il danno eventuale sarà comune a tutti membri Ue e che l’eventuale rimborso dalle casse Ue a quelle belghe sia immediato. De Wever teme inoltre il veto ungherese sulle sanzioni anti-russe, che devono essere approvate all’unanimità ogni sei mesi: Budapest (ma anche Bratislava) ha il potere potenziale di sbloccare gli asset e, in quel caso, l’istituto belga dovrebbe ridare subito tutti i beni sanzionati al Cremlino.







