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Ultimo aggiornamento: 8:00
di Giacomo Gabellini
Il 19esimo pacchetto di sanzioni alla Russia adottato recentemente dall’Ue ha aperto il varco al disegno di legge predisposto dal Consiglio d’Europa, che affida alla Commissione Europea il compito di fornire le basi giuridiche per l’erogazione di una linea di credito a favore di Kiev da 140 miliardi di euro garantita dagli asset pubblici russi sottoposti a congelamento dal marzo 2022. Si parla di 185 miliardi di dollari di beni depositati soltanto in Euroclear, società di compensazione finanziaria con sede in Belgio, la cui affidabilità risulta strettamente vincolata all’osservanza del principio di neutralità e delle norme giuridiche vigenti in materia di custodia dei titoli.
L’escamotage individuato dagli specialisti europei per aggirare il problema consiste nel subordinare la restituzione dei fondi russi impegnati a garanzia del prestito alla disponibilità di Mosca a rifondere riparazioni di guerra a beneficio dell’Ucraina. De facto, tuttavia, l’iniziativa promossa dal Consiglio d’Europa contempla un esproprio forzoso di proprietà a danno dello Stato russo. Finora, l’Unione Europea si era “limitata” all’implementazione di un meccanismo di sequestro, trasferimento sul bilancio comunitario e reimpiego sotto forma di assistenza nei confronti dell’Ucraina degli interessi e dei redditi generati dagli asset russi depositati presso Euroclear e altri istituti di credito. Redditi e interessi non rientrano infatti nella categoria di “proprietà sovrana”, a differenza del capitale originario che li produce.







