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18 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 13:20

Austria, Germania e Italia, che insieme al Belgio sono i Paesi europei con più attività in Russia, hanno sempre più timore che il Cremlino concretizzi le ritorsioni annunciate contro le aziende occidentali nel caso il Consiglio europeo concretizzi la decisione di utilizzare i depositi russi presso Euroclear per sostenere l’Ucraina. A scriverlo è il Financial Times, che individua le capitali più caute rispetto all’operazione sulla base degli asset detenuti a Mosca: in testa ci sono gli Stati Uniti con circa 35 miliardi, seguiti appunto da Austria (23), Germania (17), Italia (15), Francia (11), Svizzera (9), Ungheria (6), Gran Bretagna (4) e Paesi Bassi (4).

Se da Bruxelles arrivasse ora un ulteriore passo in direzione del maxi prestito a Kiev finanziato con i proventi generati da quei beni, nel mirino di Mosca potrebbero finire filiali operative, dividendi e investimenti finanziari oggi bloccati in conti sotto il controllo delle autorità russe. Un’ex funzionaria della banca centrale, Alexandra Prokopenko, conferma al quotidiano finanziario che questi fondi rappresentano “uno degli assi nella manica di Mosca” e potrebbero essere rapidamente trasferiti al bilancio statale in caso di escalation. Va ricordato che un decreto firmato da Vladimir Putin a settembre ha introdotto una procedura accelerata di nazionalizzazione, pensata esplicitamente come risposta ad “atti ostili” come il congelamento degli asset russi all’estero.