COPENAGHEN – L’audace progetto presentato dalla Commissione europea di utilizzare a favore di Kiev gli attivi russi presenti in Europa e congelati a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina è fonte di dubbi in alcuni paesi dell’Unione europea, in particolare in Belgio. Il primo ministro Bart De Wever ha spiegato ai partner le sue preoccupazioni, elencando le condizioni per dare il suo via libera, e confermando nei fatti quanto l’operazione sia un rompicapo politico-legale. In Belgio sono presenti attivi russi per circa 200 miliardi di euro.
Secondo la proposta di Bruxelles, da mettere a disposizione di Kiev ci sarebbero 140 miliardi di euro. In una conferenza stampa ieri qui a Copenaghen, a seguito del vertice europeo che si è svolto mercoledì, il premier belga ha riassunto in questo modo la situazione: «Abbiamo a che fare con una gallina dalle uova d’oro. Finora abbiamo approfittato delle sue uova. Ora vogliamo mangiarci la gallina (…) Capisco perfettamente il desiderio, ma prima voglio risposte a precise domande».
Attualmente il denaro russo versato presso la società finanziaria belga Euroclear è già utilizzato in due modi. Prima di tutto, i profitti sono destinati a ripagare i prestiti concessi a suo tempo all’Ucraina dal G7. Da tempo poi il Belgio sta trasferendo a Kiev il gettito fiscale derivante dal denaro russo parcheggiato nel paese. La Commissione europea propone ora di usare la liquidità, trasferendola con un prestito alla UE, e poi con un altro prestito a Kiev.






