Un'altra bomba russa sull'Unione europea. A sganciarla però non è Mosca, ma Bruxelles stessa: il primo ministro Bart De Wever ha avvertito infatti che il Belgio non esclude ricorsi legali se sarà costretto ad accettare l'utilizzo dell'articolo 122 del Trattato, con una decisione Ue a maggioranza qualificata e non all'unanimità, per finanziare il prestito di riparazione all'Ucraina basato sugli asset sovrani russi. Lo riporta Belga.

Il ricorso a tale articolo "si avvicina a una misura sanzionatoria", ha detto il premier belga, e per questo dovrebbe richiedere l'unanimità. Ha ribadito la volontà di trovare una soluzione che consenta di continuare il sostegno finanziario a Kiev, cercando alternative ai beni russi in gran parte in Belgio su conti Euroclear.

"Il Belgio è sempre un Paese che vuole arrivare a una soluzione a livello europeo, e una buona soluzione. Non ritengo che questa sia la soluzione giusta. Se numerosi Paesi vogliono avanzare verso il prestito di riparazione, ho detto chiaramente alla signora Von der Leyen e al signor Merz che esistono tre condizioni cruciali", ha spiegato De Wever alla Camera. Tre le condizioni dettagliate dal premier belga in seduta plenaria: una mutualizzazione del rischio, la messa a disposizione immediata di liquidità qualora il Belgio dovesse essere chiamato a restituire le somme prelevate (o anche di più, secondo il trattato bilaterale sulla protezione degli investimenti con la Russia), una ripartizione equa del rischio di contromisure russe. "Se riusciremo a garantire queste tre condizioni entro il 18 dicembre (data del prossimo vertice europeo), è possibile che daremo la nostra approvazione. Non è nel Dna del Belgio comportarsi in Europa come l'Ungheria", ha affermato. "Ma resto scettico. È molto lavoro da compiere in una settimana. Continuo quindi a sostenere un'altra soluzione", ha detto.