Il tempo per ritrovare il sorriso c’è, ma l’avvicinamento alle feste di John Elkann non ha il sapore dei dolcetti pescati dentro a un calendario dell’Avvento. A Torino, Natale e serenità quest’anno sembrano esser salite su utilitarie diverse ed è riduttivo circoscrivere quanto sta accadendo a un “semplice” terremoto mediatico. Tutto si è complicato quando l’elefante nella cristalleria ha preso le fattezze di un pallone da calcio. Arrigo Sacchi lo aveva sentenziato a suo tempo con una decina di parole che non necessitano di ulteriori chiose: «Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti».

E infatti, dalla confusione molto per addetti ai lavori scatenata dalla potenziale cessione dei giornali del gruppo Gedi, Elkann si è trovato suo malgrado sulla graticola nazionale solo quando in campo si è palesata la potenziale vendita della Juventus. Niente di più pop esiste nel nostro Paese, nessun argomento viene masticato (sic) meglio dagli italiani, niente di sorprendente c’è nell’interesse quasi morboso esploso. Elkann lo ha compreso e questo spiega la reazione (inattesa) a tempo zero avuta dopo la pubblicazione dell’offerta vincolante e non concordata per l’acquisto del club da parte di Tether Investments, un gigante delle criptovalute già socio di minoranza della società bianconera con l’11,5%.