È difficile dire se sono peggio i servizi sociali oi pesci in redazione. In entrambi i casi la parabola di John Elkann sembra ormai sprofondata sottoterra. C'era un tempo in cui i media sbertucciavano suo fratello Lapo, sempre sopra le righe, poco successo negli affari, look stravaganti. A quell'epoca Jaki era quello serio, giovane ma già uomo, colto, elegante, garbato, il vero erede di suo nonno, l'Avvocato. Poi il vento è cambiato. Prima il disastro Stellantis. La scelta della fusione con i francesi dopo i fasti dell'era Marchionne ha portato solo guai. La sbandata sul green deal voluta dall'ex ceo Carlos Tavares ha prodotto valanghe di cassa integrazione, vendite in affanno, produzione ai minimi storici, delocalizzazioni selvagge, inciampi a raffica sui marchi made in Italy realizzati in Marocco o in Serbia, sollevazioni bipartisan della politica contro il manager che snobba l'Italia dopo che la sua azienda è stata protagonista della nostra rivoluzione industriale. Insomma, un disastro. Poi ci sono le beghe famigliari.

All'inizio sembrava la solita bazzecola da giornaletto scandalistico. La mamma contro i figli, l'eredità della nonna, i quadri scomparsi. Alla fine è diventata una grana giudiziaria in cui Elkann è sprofondato, al punto da patteggiare con l'erario e chiedere l'affidamento ai servizi sociali per evitare una condanna per evasione fiscale. Il processo è in corso, ma stando a come procede non si mette benissimo. Bene che va il rampollo degli Agnelli dovrà aiutare i ragazzi in situazione di vulnerabilità presso i salesiani di Torino. E c'è da scommettere che sarà un'altra storia rispetto a Silvio Berlusconi tra gli anziani della Sacra Famiglia di Cesano Boscone.