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Ultimo aggiornamento: 13:57

La cessione delle ultime testate del gruppo Gedi segna l’ennesimo passo della lunga ritirata della dinastia Agnelli-Elkann dall’Italia, dopo anni di trasferimenti societari all’estero e dismissioni industriali. A tirare le somme arriva anche Carlo De Benedetti, che intervistato dal Foglio confronta il presente di John Elkann con la stagione dell’Avvocato. La vendita di Repubblica ai greci? “Anche per tenersi lontano dai magistrati, per partirsene via dall’Italia”, è la tesi dell’Ingegnere torinese, per ventidue anni editore del gruppo Espresso. “La Fiat, la Juve, la Ferrari. Dopo questa faccenda di Repubblica sarà difficile per lui in Italia. Non ha consensi. Non è amato”.

E allora, dice l’Ingegnere, ecco pronto il piano di fuga. “Si trasferirà a New York. E’ cittadino americano di nascita. Appena finita questa storia dei giornali, parte. A Torino è già ai servizi sociali, come Berlusconi a Cesano Boscone”. Il riferimento è alla vicenda ereditaria di Donna Marella, vedova dell’Avvocato, in cui il nipote John ha evitato il processo patteggiando un anno di lavori socialmente utili e versando 183 milioni di euro con i fratelli Lapo e Ginevra per chiudere il contenzioso sulla presunta evasione. “Fa il tutor per ragazzi problematici. Ma sarebbe lui ad aver bisogno di un tutor. Tutto quello che ha toccato lo ha rotto”, rincara De Benedetti. Atro che Gianni Agnelli: “Quello che rendeva Agnelli ‘Agnelli’ era l’essere amato. E ammirato”. Non un accessorio, ma parte del meccanismo del potere, “un capitale”, spiega evocando i quattrocentomila accorsi al Lingotto per i funerali dell’Avvocato.