Nella ricostruzione degli eventi la geografia è molto sottovalutata, sovrastata da storia e economia. Invece tante volte, lo diceva la professoressa Piccini, la geografia spiega tanto se non tutto. Da dove vengono i protagonisti? Sono conterranei, si conoscono, hanno trascorsi in comune? Hanno per caso frequentato le stesse scuole, o i loro fratelli, sono stati sodali da giovani? Hanno frequentato gli stessi luoghi, hanno avuto la tessera dello stesso circolo del tennis?
Questo non si dice quasi mai, quando si raccontano le grandi storie. Si parla di interessi, di rivalità imprenditoriali, di antiche ruggini e di caratteri familiari che si tramandano sempre più stancamente di generazione in generazione.
Ma è ben difficile che qualcuno dica, faccio un esempio di fantasia: vinsero i piemontesi, che zittirono i lombardi in virtù della loro maggiore competenza sui nuovi feudatari. Dissero che ci si poteva fidare, che non era il caso di animare rivolte, dissero che loro li conoscevano bene e che tutti potevano stare tranquilli. Qualcuno non si fidò, dubito e chiamò a raccolta i vecchi compagni d’arme. C’era un’epidemia di febbre spagnola, a quel tempo, i rapporti erano solo virtuali per via della paura del contagio.







