«Quello che sta succedendo è un tentativo esplicito di mettere in discussione la libertà di stampa e la possibilità concreta di proseguire e di fare serie politiche industriali». Il segretario della Cgil Maurizio Landini non vedeva l’ora di buttarsi a capofitto sulla spinosa vendita del gruppo Gedi all’armatore greco Theodore Kyriakou. L’ennesimo pretesto utile per portare avanti la sua crociata contro il governo Meloni. Eh sì perché, nonostante l’esecutivo sia - ovviamente estraneo alla decisione di vendere il gruppo da parte di John Elkann, le invettive di Landini sono tutte per Meloni, rea di non bloccare la cessione dei giornali che da tre anni la attaccano con ogni pretesto: «Quelli che fanno i patrioti dove sono?

Stanno difendendo chi? Difendono quelli che pagano le tasse e che tengono in piedi questo paese o difendono quelli che chiudono le aziende e investono da un’altra parte?».

Una sponda, quella al sindacato rosso, offerta direttamente dai giornalisti di Repubblica che ieri hanno scioperato per protestare contro la trattativa che potrebbe portarli in mani greche. In diverse piazze sono intervenuti accanto ai sindacalisti. Da Firenze, dove c’era anche Landini, ha parlato il cronista di Rep Matteo Pucciarelli secondo cui «l’articolo 21, la libertà di stampa, il pluralismo» sarebbero messi a rischio «da autocrati, da strapoteri economici e finanziari che si reputano al di sopra di ogni legge», e, non sia mai dimenticarcele, «da forze politiche che sono pronte ad approfittarsi della crisi di fiducia nelle istituzioni e del caos che ne consegue». Motivo per cui, secondo il giornalista, in ballo «non c’è un semplice marchio ma la sopravvivenza stessa di un pensiero critico in un paese che già oggi è egemonizzato sui media dalla destra». Insomma, si ritorna sempre lì, alla destra brutta, cattiva e pericolosa. E, anche ieri, non è mancata la solidarietà di tutta la sinistra, nel panico per la possibile cessione di Stampa e Repubblica.