«Se i quotidiani italiani rimangono in mani italiane, è meglio». Antonio Tajani, interpellato sulla vendita del gruppo Gedi ai greci di Antenna, lo dice senza giri di parole. Pur precisando di credere «nel libero mercato, che alla fine decide». Il dibattito sulla cessione del gruppo editoriale controllato da Exor, di cui fanno parte La Stampa e La Repubblica, arriva ai vertici del governo. «Meglio se restano italiane, per la libertà di informazione e per l’interesse nazionale - dice il ministro degli Esteri -. Speriamo che le cose volgano al meglio e si possano preservare i posti di lavoro e l’indipendenza dei giornali». Un appello che l’altro vicepremier, Matteo Salvini, non sembra volere fare suo: «Siamo un Paese libero. Quindi, ognuno è libero di fare impresa e di comprare giornali, aziende, fabbriche, negozi e radio - spiega il ministro dei Trasporti -. Mi interessa sicuramente la tutela occupazionale, però mi sembra surreale che ora occorra decidere chi compra La Stampa o La Repubblica».
Caso Gedi a Palazzo Chigi: “Testate storiche da tutelare”. Interrogazione a Bruxelles
NICCOLO' CARRATELLI GIULIA RICCI
Parole che suonano come un via libera all’acquisizione da parte del gruppo greco di Theo Kyriakou. E che vengono criticate dal leader di Avs Angelo Bonelli: «Salvini banalizza, non si tratta di “decidere chi compra un giornale”, ma di difendere il pluralismo dell’informazione e la qualità della nostra democrazia - avverte -. L’editoria non è una fabbrica qualsiasi: è un presidio democratico».













