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Ultimo aggiornamento: 17:42

Più lo vedi giocare, più ti chiedi: come è possibile? Da dove è arrivato questo? Ma può davvero essere riuscito a fare quel cambio di mano dietro la schiena? Austin Reaves è il pronostico impossibile che si realizza. È il “non classificato” che diventa giocatore di alto livello. È il “chissà se riuscirà a fare la squadra” che si trasforma in uno degli uomini di punta dei Los Angeles Lakers. In difesa si impegna, ma può fare sicuramente di più. Diciamo che non è il suo punto di forza. In attacco, badate bene, può essere considerato uno dei top. Di Los Angeles? No, forse proprio della NBA. Almeno in questa prima parte di stagione. Sembra non fare nulla in modo eccezionale, proprio per questo è così temibile. Non è un tiratore, eppure nessuno può osare lasciargli spazio sul perimetro. Non è un penetratore dal primo passo fulmineo, eppure nessuno può marcarlo faccia a faccia con tranquillità. Non è un velocista sulle corsie laterali, eppure se lo servi in contropiede sa essere sempre molto efficace. Non è un vero e proprio assistman, eppure guai a lasciargli troppe linee di passaggio aperte. Non è un atleta, un saltatore, eppure se entra in area è capace di trovare il canestro in traffico con il giusto timing, assorbendo i contatti con il corpo. Sta segnando 27,8 punti di media, con un 50,3% da campo degno di nota e un discreto 36,9% da tre (però su tanti tentativi). Non dà veri punti di riferimento agli avversari. Non sai mai come può colpirti. Eppure, stanne certo, ti colpirà. Pescato davvero dal nulla, nemmeno scelto al Draft del 2021. Per questo i Lakers sono stati bravi e fortunati.