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Ultimo aggiornamento: 12:18

Giro di vite per la norma della legge di Bilancio, all’esame del Senato, che vincola il saldo delle parcelle dei liberi professionisti che lavorano per la pubblica amministrazione alla loro regolarità fiscale e contributiva. La riformulazione del testo siglata dal ministero dell’Economia, arrivata giovedì sera, estende infatti lo stop al pagamento a tutti gli emolumenti, inclusi quelli dovuti da soggetti diversi dalla Pa per incarichi con compensi “a carico dello Stato”.

Il presidente dell’Istituto nazionale tributaristi, Riccardo Alemanno, è favorevole: “Avevo dichiarato già sulla norma originaria che ero assolutamente d’accordo sul fatto che un professionista, come tutti i contribuenti, debba pagare regolarmente imposte, tasse e contributi, che poi questa regolarità sia anche condizione per ricevere i giusti compensi da parte della Pa”.

Ma nelle settimane passate, quando la disposizione meno restrittiva di quella governativa era stata inserita nella manovra, le categorie ordinistiche avevano protestato. Il presidente del Consiglio nazionale forense (Cnf) Francesco Greco in una nota del 28 ottobre scorso aveva parlato di una norma “vessatoria e discriminatoria nei confronti dei liberi professionisti”. Questo perché i lavoratori dipendenti, “se inadempienti ai propri obblighi fiscali, anche di importo rilevante, mantengono il diritto, ovvio e corretto, alla retribuzione”. Ma è ben noto che la tendenza a evadere degli autonomi è ben superiore rispetto a quella di chi è soggetto a sostituto di imposta.