Aporre la questione per primo è stato il presidente del Consiglio nazionale forense (Cnf) Francesco Greco: è "vessatoria e discriminatoria nei confronti dei liberi professionisti" la norma in Legge di Bilancio (art.
129, comma 10 della manovra economica) che "subordina il pagamento dei compensi" agli autonomi da parte delle Pubbliche amministrazioni alla verifica della loro regolarità fiscale e contributiva.
E ciò soprattutto perché i dipendenti, "se inadempienti ai propri obblighi fiscali, anche di importo rilevante, mantengono il diritto, ovvio e corretto, alla retribuzione", ha detto il numero uno degli oltre 232.000 avvocati italiani.
Immediate sono arrivate le manifestazioni di appoggio alla presa di posizione di Greco.
Per l'Ungdcec (l'Unione dei giovani dottori commercialisti presieduta da Francesco Cataldi), infatti, "il rispetto delle regole fiscali è un valore che i professionisti condividono e promuovono ogni giorno, ma non può diventare una condizione per l'esercizio del diritto al compenso a seguito di una prestazione effettuata. Servono equilibrio, chiarezza e strumenti attuativi proporzionati, non nuove forme di penalizzazione per chi lavora con la Pa", sottolinea il sindacato.






