La vendita di Repubblica e della Stampa non è una normale storia come tante di comprati e venduti dell’editoria, in ballo c’è il rapporto organico dei due giornali con la sinistra. Nonostante la crisi (di modello di business, la domanda di giornalismo è più alta che mai) i quotidiani sono ancora importanti, fanno l’agenda e, in uno scenario di crescente disinformazione, sono ancora fondamentali per la verità dei fatti, la circolazione delle idee e per dare sostanza a quella cosa che si chiama democrazia.

Fanno guadagnare agli editori credibilità e autorevolezza, per queste ragioni il risiko che riguarda il gruppo Gedi è al centro della scena politica. John Elkann ha deciso di vendere i quotidiani a un editore greco e - come anticipato da Libero alla fine di ottobre - è scoppiato il caos nel Partito Democratico. La creatura fondata da Eugenio Scalfari è il “giornale-partito” per definizione, fin dai tempi del Pci di Berlinguer è il punto di riferimento della intelligentsia progressista, è il centro di una rete di relazioni di potere, un editore straniero semina il panico perché fa saltare tutti i punti di riferimento consolidati dei post-comunisti. Il terremoto è tale che ieri Francesco Boccia, il colonnello della segretaria del Pd Elly Schlein, ha chiesto al governo l’applicazione del Golden Power per congelare de facto la vendita di Repubblica e della Stampa.