Che poi non è neanche una “ritorsione”. Dice (la corte d’appello di Torino) è un «dispetto ai parenti»: macché. Sembra, piuttosto, la legittima replica a un comportamento percepito come uno sgarbo. D’altronde è uno dei principi della scienza (si tratta di Fisica, in questo caso, non di Chimica che invece è la materia del protagonista di questa storia, ma fa lo stesso): a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Se lanci una pallina contro il muro è facile che rimbalzi e ti possa finire in faccia, se ti rifiuti ti accogliere in casa lo zio novantenne che ha bisogno non stupirti se ti disereda e lascia tutto alla badante.

Il testamento di Lido Frediani, che è stato un chimico di fama internazionale e che è morto nel 2020, è già finito davanti ai giudici almeno due volte. Adesso il secondo grado ha assolto la donna che gli è stata affianco negli ultimi giorni (e suo marito, un carabiniere) dall’accusa di circonvenzione d’incapace. Vero niente, la condanna (del tribunale piemontese) a quattro anni e quattro mesi più la provvisionale per le spese legali di circa 700mila euro è da rivedere, Frediani era perfettamente in sè quando ha deciso di lasciare un patrimonio di tre milioni di euro alla sua badante. Punto e basta. O meglio, c’è ancora la Cassazione a cui si appellerà il nipote, però, ecco, ora la strada è in salita. Queste 21 pagine della sentenza d’appello, nel faldone, pesano parecchio. Ripercorrono i mesi precedenti al decesso dello “zio Lido” e non sono proprio la fotografia di un idillio famigliare senza incomprensioni.