Sono 43 in tutto le strutture sanitarie siciliane bocciate dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) perché classificate di basso livello. Il report annuale presentato questa mattina a Roma punta i riflettori ancora una volta sulla sanità dell’Isola, solo la Campania fa peggio che conta 51 strutture bocciate. È lo stesso ministro della Salute, Orazio Schillaci, a sottolineare che «il divario tra Nord e Sud è ancora elevato».
Parole che si traducono nei dati dell’Agenas, che evidenzia l’alta percentuale in Sicilia di mortalità a 30 giorni da un intervento di bypass aorto-coronarico isolato (Bac) e da un intervento sulle valvole cardiache. Per entrambi gli indicatori (calcolati dal Pne su base biennale), la soglia è fissata al 4%. Nel 2024 la variabilità territoriale tra strutture è rimasta complessivamente elevata in alcuni contesti, in particolare l'Isola è stata l'unica regione a sforare tale media, tra 3 e 6%.
In compenso, la Sicilia si trova al di sopra della soglia ottimale del 60% per gli interventi di angioplastica coronaria percutanea transluminale (Ptca) eseguita entro 90 minuti dall'arrivo in ospedale su pazienti con infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST (Stemi).L’altro dato al di fuori della media è quello sul volume dei parti con tagli cesarei: è per la maggioranza dei casi sopra la soglia del 25% stabilita dal DM 70/2015. Con la Sicilia, sopra lo stesso margine ci sono anche Abruzzo, Campania, Calabria, Sardegna.









