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8 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 12:07 del 8 Dicembre
La Siria continua ad esistere, anche dopo la caduta del regime guidato da Bashar al Assad. Era la mattina di un anno fa, l’8 dicembre 2024, quando dai minareti di Damasco, al posto del richiamo alla preghiera dell’alba,era risuonato l’annuncio “il dittatore Bashar al Assad è caduto”. Ahmad al Sharaa, a capo di Hayth tahrir al Sham, l’ultima evoluzione dell’al Qaeda siriana, aveva messo gli scarponi sul suolo della capitale. Le immagini del capo dell’organizzazione islamica che guidava il fronte della ribellione contro la dittatura della famiglia al Assad, al potere ininterrottamente da 54 anni, avevano fatto il giro degli schermi delle tv panarabe.
Al Sharaa, allora conosciuto con il suo nome di battaglia Abu Mohammad al Jolani, si genufletteva baciando la terra. La Siria che per mezzo secolo aveva governato le vite della popolazione era scomparsa, improvvisamente. In meno di due settimane, dalla roccaforte nella regione di Idlib, l’avanzata dei ribelli era stata inarrestabile e l’esercito fedele al regime si era sgretolato. Tutto il sistema di sicurezza, come i reparti dei famigerati servizi segreti, era scomparso. “La Siria sarà come l’Afghanistan, ora che un fondamentalista ha preso il comando” si erano affrettati a commentare diversi analisti. Ma a distanza di un anno possiamo tracciare un bilancio.






