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27 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:12

È la mezzanotte dell’8 dicembre 2024 in Siria e una telefonata sveglia Bassam Hassan, uno dei gerarchi del regime di Bashar al Assad. “Lui non c’è più: è già andato via” gli dice la voce dall’altro capo del telefono, intendendo che il presidente è fuggito, non è più a Damasco. Il magazine Die Zeit, una decina di giorni fa, ha ricostruito la vita fra “videogiochi e lusso” dell’ex presidente siriano in esilio a Mosca. Molto si è scritto anche sul fratello Maher, oggi al riparo nella capitale russa, e fino ad un anno fa alla guida della quarta divisione dell’esercito e dei traffici di Captagon che hanno mantenuto in piedi “il narcostato siriano”.

Ma in quella stessa notte centinaia di gerarchi, alti ufficiali che hanno fatto parte della cerchia del potere che ha tenuto in piedi il sistema repressivo di regime, impersonificato da Hafez al Assad e, successivamente, dal figlio Bashar, svaniscono nel nulla. Chi a bordo di un motoscafo nel Mediterraneo, chi con un volo verso la Russia o l’Iran. Mentre altri si sono rifugiati nelle loro dimore sulla costa siriana, nascosti nell’enclave più fedele al vecchio regime. È la ratline siriana, la via di fuga – come quella che nel secondo dopoguerra portò molti gerarchi nazisti a sfuggire alla giustizia.