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27 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:12
“Sicurezza è una parola scomparsa dal dizionario molto tempo fa”, dice Tamara Aboalwan, ricercatrice sul campo e attivista umanitaria originaria di Suwayda, Siria. Lavora per il Syrian for Truth and Justice (STJ) che dal 2016 documenta le violazioni dei diritti umani in Siria, non solo quelle commesse dal regime di Assad. “Abbiamo notato delle mancanze. Molte violazioni non venivano coperte, per questo è nata l’organizzazione”, racconta Bassam Alahmad, co-fondatore e direttore di STJ. Come quelle commesse da organizzazioni e gruppi estremisti. “Come l’ISIS, ad esempio”. Operando principalmente dal Nord-est della Siria durante il regime di Assad, grazie al lavoro di documentazione sul campo come quello svolto da Aboalwan, il STJ è riuscito a creare un database di testimonianze, inchieste e report. “Lavoriamo con persone che sono sul posto di cui spesso ancora non diffondiamo l’identità perché non c’è fiducia in questo governo”, spiega Alahmad. Come gran parte della popolazione, Aboalwan aveva festeggiato la liberazione della Siria a dicembre 2024, ma dopo quasi un anno la sua opinione nei confronti delle forze al potere è cambiata.






