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Ultimo aggiornamento: 7:45

Sabato 30 agosto è stata la Giornata internazionale delle vittime di sparizione forzata: le conosciamo meglio col termine “desaparecidos”, coniato negli anni Settanta delle dittature militari nel Sud America e che purtroppo ha travalicato il periodo e la zona geografica, risultando attuale ancora oggi.

In un rapporto intitolato “La verità è ancora sotto terra”, Amnesty International ha fatto il punto sulla situazione nello stato in cui finora, nel XXI secolo, c’è stato il maggior numero di persone scomparse: la Siria, dominata fino all’8 dicembre 2024 da Bashar al-Assad: dal 2011 oltre 100mila, cui devono essere aggiunte le migliaia di persone fatte sparire nel nulla dai vari gruppi armati di opposizione.

Dalla caduta di Assad, famiglie disperate hanno iniziato a visitare centri di detenzione, basi militari, obitori e fosse comuni in tutto il paese. Dopo nove mesi, non hanno ancora trovato risposte. Amnesty International ha incontrato 21 persone: parenti di ex prigionieri politici, persone sopravvissute alla sparizione e rappresentanti delle associazioni delle vittime. Ne è uscito un quadro pieno di dolore e rabbia: dolore per la mancanza di interlocuzione, rabbia perché gli aguzzini di Assad hanno distrutto prove fondamentali.