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Sabato il nuovo governo siriano ha istituito due commissioni indipendenti per indagare sui crimini del regime di Bashar al Assad, destituito a dicembre dall’alleanza di gruppi armati guidata da Ahmad al Sharaa, oggi presidente ad interim. Una commissione è incaricata di indagare sulle persone scomparse dopo essere state arrestate dal regime e su chi è responsabile della loro sparizione, l’altra invece si occuperà più in generale di indagare sui crimini del regime di Assad.

Durante la dittatura di Assad decine di migliaia di persone sono state arrestate e sono finite all’interno del grosso e repressivo apparato di detenzione del regime come prigionieri politici. Erano in migliaia solo nella nota prigione di Sednaya, a nord di Damasco, che era diventata un simbolo della dittatura. Di oltre 90mila detenuti della prigione si erano perse completamente le tracce fin quando i gruppi militari anti assadisti non hanno ripreso il potere e hanno aperto le carceri.

Molti prigionieri però non sono stati trovati nemmeno in seguito: le prigioni assadiste erano luoghi di torture e uccisioni di massa e il regime spesso non comunicava alle famiglie chi veniva ucciso, la condizione di incertezza in cui venivano lasciati parenti e amici faceva parte della punizione contro il dissenso.