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8 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 16:20
Tutto quello che resta di Damasco, sta in questo antiquario dietro la moschea degli Omayyadi che trabocca di tappeti, stoffe, lumi, ceramiche, argenteria: tutto intorno, Assad non ha lasciato che povertà, e strade da periferia sovietica. Un’ora di elettricità al giorno, dai rubinetti un filo d’acqua che va e viene. Ma qui, il proprietario ha custodito tutto come un’arca di Noè. Sa tutto di tutto, e davanti a un tè, ti racconta ogni storia: è l’angolo più siriano di una Damasco che non ha più niente della Siria che fu. Ed è singolare. Perché è ebreo.
L’ultimo ebreo di Damasco. Si chiama Salim Hamadani. E in Siria, non ha mai avuto problemi. “Ma perché nella vita, se sei ricco non hai problemi”, dice. Neppure dopo Gaza. In tutto il mondo si parla di Gaza: tranne che qui. “Per gli arabi, i palestinesi sono sempre stati un peso e basta. Un fattore di instabilità. Non è certo un segreto. Ora, poi, i siriani temono che Hamas, che è stata a lungo di base a Damasco, venga a rifugiarsi qui. E si torni agli anni ’70. Né Hamas ha molto in comune con Ahmed al-Sharaa. Il nuovo presidente. Che è un islamista, sì, ma Hamas è sostenuta dall’Iran: che sosteneva Assad”, dice. “D’altra parte, chi vorrebbe mai un alleato così? Hamas non aveva detto niente a nessuno del 7 Ottobre. Ti svegli, una mattina: ed è tutto sottosopra”.







