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Ultimo aggiornamento: 8:09

Il nuovo Codice della strada genera mostra burocratici. Lo può ben dire il signor Mario (nome di fantasia): dopo un banale incidente d’auto, gli è stata sospesa la patente per via della positività al test degli stupefacenti. Ovvio: assume tutti i giorni cannabis terapeutica su ordine del medico – la sera prima di dormire – per via di una sindrome ansiosa riottosa alla cura. Matteo Salvini aveva promesso: “Nessuna sospensione della patente per i pazienti in cura con farmaci psicotropi”. Ma al signor Mario, munito di regolare prescrizione medica, la “deroga” evocata dal ministro non è valsa. Per forza: non è prevista dalla legge entrata in vigore il 14 dicembre 2024, nonostante le parole del segretario leghista.

Il Fatto ha raccontato l’inizio della storia, ma i nuovi capitoli si tingono d’assurdo. Partiamo dalla fine: Mario ha riottenuto la patente dalla motorizzazione, ma il documento è già in bilico. “L’automobile è il mio strumento di lavoro”, racconta lui, di mestiere rappresentante di commercio. “Copro 100mila chilometri l’anno e senza patente rischio il posto, non riesco più ad essere me stesso”, dice. La patente di Mario è appesa al giudizio della Commissione medica di Catanzaro e i 4 componenti appaiono poco inclini all’uso terapeutico della cannabis: Mario, secondo il legale che lo assiste e il dottore che lo ha accompagnato al colloquio – sarebbe stato considerato alla stregua di un drogato. Tanto che l’avvocato Lorenzo Simonetti, il 5 dicembre, ha chiesto ufficialmente un’ispezione ministeriale con una pec. La missiva è stata spedita al dicastero dei Trasporti guidato da Salvini e a quello della Salute presieduto da Orazio Schillaci: “Il mio Assistito è stato trattato come un pericolo pubblico per l’incolumità quando invece – leggiamo nel documento – egli è semplicemente un paziente che si cura con la cannabis (come previsto dal Decreto Lorenzin, 2015), è un onesto lavoratore e padre di famiglia”.