Probabilmente il modo migliore per spiegare quanto sia importante il calo dello spread per le famiglie, le banche, le imprese e lo Stato italiano, vale la pena riportare indietro le lancette del tempo. Un salto fino all’inizio degli anni dieci del nuovo millennio, quando il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e quelli tedeschi era arrivato a superare i 500 punti base facendo temere per la tenuta del debito e persino dell’euro. Prendiamo una famiglia che avesse voluto comprare un’auto in quegli anni. Se fosse stata residente a Roma sul prestito avrebbe dovuto pagare un Taeg, il tasso effettivo globale, vicino al 13 per cento. Se invece fosse vissuta a Berlino la banca si sarebbe accontentata del 7 per cento. Gli istituti di credito, imbottiti di titoli di Stato, con gli spread così alti, facevano fatica a finanziarsi e quando ci riuscivano, erano costretti a pagare costi molto elevati. Che poi scaricavano sui clienti, famiglie e imprese. Era questa la catena di trasmissione che dallo spread arrivava fino all’economia reale portando recessione e depressione. Oggi questo circolo vizioso si è trasformato in un circolo virtuoso. Esattamente con lo stesso meccanismo di allora, ma in senso contrario.