L’Italia al centro del nuovo equilibrio economico europeo. Lo spread Btp-Bund che ieri è sceso ancora - a 63 punti base, il livello più basso dalla crisi finanziaria globale del 2008 -, si sta avvicinando in area 60 pb: non è un’anomalia di mercato, ma un cambio di paradigma. E a beneficiarne saranno famiglie e imprese: secondo una ricostruzione del Messaggero che ha elaborato dati Bankitalia, risulta che con un differenziale così fra i rendimenti dei titoli italiani e tedeschi, nel 2026 i tassi dei mutui si stabilizzeranno fra 2,6-3% e il costo dei finanziamenti in area 3,5%.

Per anni lo spread BTP-Bund è stato il termometro del rischio sistemico italiano. Oggi, con lo spread stabilmente in area 60-70 punti base, il mercato sta lanciando un messaggio diverso: l’Italia non è più l’anello debole dell’Eurozona, mentre Francia e Germania mostrano fragilità strutturali maggiori.

Questa dinamica non è puramente tecnica. È il riflesso di un mutamento profondo nelle percezioni su crescita, finanza pubblica e stabilità politica relativa all’interno dell’Unione monetaria. Con un differenziale ai valori attuali, il BTP decennale rende circa il 3,3–3,5%, contro il Bund in area 2,6–2,8%. Il mercato sta implicitamente affermando tre cose: rischio di ridenominazione nullo (tema ormai scomparso); sostenibilità del debito credibile, nonostante uno stock elevato; affidabilità fiscale relativa superiore a quella francese e non distante da quella tedesca. E lo dimostrano le quattro promozioni di rating.