La discesa dello spread tra BTP e Bund fino a 69 punti base e l'ipotesi che questo livello si mantenga stabile nei prossimi due anni, cioe' sotto i 70 punti base, potranno garantire all'Italia risparmi ancora piu' consistenti sul fronte della spesa per interessi. Secondo una nuova stima del Centro studi di Unimpresa, nel 2026 il minor costo del debito potrebbe attestarsi tra i 6 e i 7 miliardi di euro, per poi salire fino a 9-10 miliardi nel 2027, grazie all'effetto cumulativo del rifinanziamento dei titoli in scadenza. Complessivamente, il "tesoretto" potenziale per il biennio 2026-2027 puo' quindi raggiungere i 15-17 miliardi di euro. La valutazione si fonda su uno scenario in cui lo spread si mantiene intorno ai 70 punti base e il Tesoro continua a collocare ogni anno circa 500 miliardi di euro di titoli di Stato tra nuove emissioni e rinnovi. Il confronto con i picchi del 2022-2023, quando il differenziale superava stabilmente i 200 punti base e il rendimento del decennale italiano viaggiava in area 4,5-5%, mette in evidenza una compressione superiore ai 130-150 punti base: una dinamica che, tradotta in termini di costo medio del debito, consente di stimare un avvicinamento dal 3,3% verso il 2,9-3%, liberando spazi significativi per la gestione dei conti pubblici.