In discesa libera lo spread Btp-Bund che ieri è sceso a 62,8 punti base, nuovo minimo da quasi diciotto anni, cadenzando un nuovo passaggio simbolico e sostanziale per i mercati finanziari italiani. Il differenziale, storicamente percepito come termometro del rischio sovrano, si colloca oggi sotto quello francese (70 punti) e non lontano dai livelli spagnoli (43 punti), ridisegnando la geografia del rischio nell’area euro.

Il movimento è accompagnato da un rendimento del Btp decennale al 3,47%, contro il 2,84% del Bund tedesco. La compressione non è solo frutto di acquisti sui titoli italiani, ma anche di un contesto europeo in cui i rendimenti “core” restano elevati per effetto di politiche fiscali più espansive e di un nuovo equilibrio tra debito pubblico e sicurezza geopolitica.

Prima dell’insediamento del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti il differenziale era 251 punti base, il gap «fra i titoli di stato francesi (Oat) e i Btp italiani che già ad agosto aveva iniziato ad assottigliarsi, si è azzerato» spiega una nota del Mef, «un effetto visibile e misurabile del lavoro responsabile svolto dall’esecutivo in questi primi 3 anni».

Con un debito superiore ai 3.000 miliardi (circa 135% del PIL), la riduzione dello spread non cambia la dimensione dello stock, ma abbassa il costo marginale del rifinanziamento. «Tutti fattori sono visti positivamente dai mercati e dalle agenzie di rating che hanno premiato la traiettoria di crescita e consolidamento fiscale del Paese» prosegue il Mef che ricorda i vari upgrade di S&P, Moody’s, Fitch, DBRS, Scope e KBRA.