Roma, 3 dic. (askanews) – Nonostante la situazione sul Canale di Suez si sia normalizzata, esiste una lobby del trasporto che continua a far viaggiare le merci circumnavigando l’Africa, guadagnando sui maggiori costi dei container, un vero e proprio dazio occulto che ha effetti dirompenti sui bilanci delle imprese e sulla qualità dei prodotti deperibili. A denunciarlo sono Coldiretti e Filiera Italia, che hanno scritto una lettera al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani e al ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini, rispetto a un fenomeno che mette a rischio i record dell’export agroalimentare Made in Italy.

“Si tratta di una situazione inaccettabile per porre fine alla quale – scrivono il presidente della Coldiretti Ettore Prandini e l’amministratore delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia – chiediamo un urgente intervento sul comportamento strumentale delle principali compagnie responsabili del trasporto container mondiali, soprattutto italiane o svizzere, considerando che, ad esempio, quelle cinesi hanno già ripreso la regolare navigazione attraverso Suez”.

Gli attacchi degli Houthi avevano creato gravi problemi all’export agroalimentare italiano che attraverso il canale vede transitare il 16% dei volumi complessivi di olio d’oliva, il 15% dei prodotti derivati dalla lavorazione dei cereali (escluso il riso), il 14% del pomodoro trasformato, oltre a tabacco e foraggere, secondo l’analisi del Centro Studi Divulga. Il tutto per un valore complessivo di 6 miliardi di euro. L’annuncio delle milizie yemenite della sospensione delle incursioni a seguito della tregua a Gaza – rilevano Coldiretti e Filiera Italia – ha fatto rientrare l’allarme, togliendo qualsiasi motivazione all’allungamento delle rotte.