Roma, 18 apr. (askanews) – Intervenire sulle fragilità strutturali dell’Autotrasporto – a iniziare dall’intermediazione e dalla precarietà del settore, che nulla hanno a che vedere con il caro-gasolio innescatosi con il conflitto in Medio Oriente – invece di minacciare dei blocchi difficilmente attuabili e che costerebbero molto di più delle risorse pubbliche che puntano a ottenere. È la posizione che esprime ASSOTIR in una nota, commentando le reazioni che il settore sta minacciando in queste ore per manifestare malessere nei confronti del caro-gasolio.

“Le iniziative che il settore sta minacciando in queste ore sono troppe, scollegate e, talvolta, anche sconnesse – commentato il Presidente Nazionale di ASSOTIR, Anna Vita Manigrasso. – Si va dal fermo appena rientrato dei porti in Sicilia, al blocco nazionale proclamato da Trasportounito, ma bocciato dalla Commissione di Garanzia, alla proclamazione di un altro fermo da parte di Unatras, verosimilmente per la seconda metà di maggio. La nostra categoria dà l’idea di essere nello sbando completo, di fronte allo tzunami del caro-gasolio”.

Il Presidente di ASSOTIR sottolinea che “Se la soluzione della crisi dipende esclusivamente dalla fine della guerra, noi dobbiamo cercare le strade più idonee per renderla gestibile. Quindi, come prima cosa, il carico dei maggiori costi dovuti al gasolio non può essere assorbito dal solo autotrasporto. Di una parte può – e, deve – farsene carico lo Stato. Ma un’altra, assai più consistente, deve essere assorbita dal mercato, cioè, da nostri committenti”.