Dopo oltre un decennio di crescita ininterrotta, oggi il mercato del lusso in ambito fashion sta registrando un rallentamento più marcato, tanto che le vendite di beni di lusso a livello globale sono scese da 369 miliardi di Euro nel 2023 a 364 miliardi nel 2024 (secondo Bain & Co.), mettendo in luce le fragilità di un modello a lungo sostenuto da aumenti aggressivi dei prezzi.

Se in passato, per crescere, i marchi del lusso puntavano principalmente sugli aumenti di prezzo, ora stanno affrontando un momento di stallo: il loro potere di determinazione dei prezzi, infatti, si sta indebolendo a fronte di un minor potere d’acquisto da parte dei consumatori. In quest’ottica, i brand sono chiamati a ricalibrare le proprie strategie, da un lato considerando le oscillazioni del mercato, dall’altro valutando eventuali modifiche alle collezioni e assortimenti più snelli. La protezione dei margini è diventata l’obiettivo primario, spesso spingendo i marchi a rivedere il proprio posizionamento.

Le strategie per difendere la “desiderabilità” sono diverse e talvolta contrapposte: se alcune maison stanno puntando ancora di più sui prodotti ultra-lusso, focalizzandosi su una particolare nicchia del mercato, altre hanno ridotto i prezzi dei prodotti entry-level per attrarre, invece, i consumatori aspirazionali (come nel caso, tra gli altri, di Louis Vuitton, Jil Sander, Lemaire, Miu Miu o Prada).