Molte persone iniziano a prendere vitamine per stare meglio, per avere più energia o semplicemente per sentirsi protette. È una scelta comune, comprensibile e spesso fatta in buona fede. Ma non sempre è giusta. Alcune vitamine possono causare problemi anche seri se assunte senza un reale motivo. La recente decisione delle autorità australiane di ritirare dagli scaffali gli integratori di vitamina B6 lo dimostra con chiarezza e ci ricorda che gli integratori non sono mai “neutri”.

Secondo un’elaborazione dell’Associazione Integratori&Salute, nel 2024 le vitamine valgono 202,9 milioni di euro, con 12,6 milioni di confezioni vendute. All’interno della categoria, le vitamine del gruppo B sono le più acquistate, superando 1,1 milioni di confezioni e segnando una crescita del 4 percento. Seguono gli integratori di vitamina D, con 700 mila confezioni vendute e un aumento del 3,7 percento. Chiude la top 3 la vitamina C, che mostra la dinamica più brillante: 500 mila confezioni, in crescita del 12,5 percento.

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BENEDETTA FALCOMER*

Il caso australiano e il problema della vitamina B6