Bassi livelli ematici di vitamina D sono stati associati a un maggior rischio di diverse patologie, dalle malattie cardiache, al diabete e al cancro, fino ai disturbi dell'umore e alla demenza. Non sorprende, quindi, che gli integratori di vitamina D siano così diffusi. Tuttavia, molte persone che assumono integratori di vitamina D non presentano segni di carenza o patologie preesistenti che potrebbero trarne beneficio, e alcune assumono dosi superiori al limite massimo di sicurezza.

L'attuale dose giornaliera raccomandata (RDA) di vitamina D, come ricorda Health Harvard, è di 20 microgrammi (mcg o mg) o 800 unità internazionali (UI) per le persone di età superiore a 70 anni e di 15 mcg (600 UI) per le persone di età compresa tra 1 e 70 anni.

Le linee guida del 2024 della Endocrine Society affermano che gli adulti sani di età inferiore ai 75 anni non hanno bisogno di assumere integratori di vitamina D. Le linee guida raccomandano gli integratori solo per determinati gruppi: bambini (da 1 a 18 anni), adulti dai 75 anni in su, donne in gravidanza e persone con prediabete ad alto rischio.

La vitamina D, soprannominata "la vitamina del sole" perché il corpo la produce dopo l'esposizione solare, è da tempo nota per contribuire alla salute delle ossa aumentando l'assorbimento di calcio e fosforo. Dall'inizio del secolo, la ricerca sul ruolo della vitamina D in diverse condizioni di salute è aumentata rapidamente.