La carenza di vitamina D è molto diffusa, in Italia si stima che dal 50% all’80% della popolazione presenti livelli insufficienti di questo micronutriente essenziale per l’organismo. Ma se poca vitamina D è dannosa per le ossa e i muscoli, indebolisce il sistema immunitario ed è associata all’insorgenza di patologie cardiovascolari, obesità e diabete di tipo 2, anche un eccesso può essere dannoso. Assumere, infatti, grandi dosi di vitamina D attraverso supplementi e integratori, per troppo tempo, o senza che ce ne sia bisogno, può essere controproducente e far salire la quantità di questo micronutriente a livelli “tossici”, provocando danni all’organismo.
Festival Salute 2025. Vitamina D: ossa, muscoli e non solo
È accaduto recentemente a 16 persone alle Isole Baleari che sono state ricoverate con sintomi simili a un avvelenamento. Avevano acquistato online e assunto senza supervisione medica un integratore vitaminico dalla formulazione errata. Un episodio estivo che ha costretto le autorità spagnole a lanciare un alert e che invita tutti a riflettere sul ricorso non controllato all'integrazione.
Il nome
Nonostante il nome innocuo, la vitamina D non è una “semplice” vitamina. “Questo termine ha, purtroppo, creato sempre molta confusione – spiega Diego Ferone, presidente della Società Italiana di Endocrinologia (Sie) -. La reale denominazione di questa molecola è colecalciferolo, un ormone la cui funzione principale è quella di controllo del metabolismo osseo, attraverso la regolazione del calcio”. “Il fatto però che venga chiamata vitamina la fa associare al concetto di integratore, a qualcosa di innocuo, insomma. Pertanto, molti pazienti non si rendono conto di star assumendo un vero e proprio farmaco”, sottolinea Ferone. Il tutto senza sapere che è possibile andare incontro a un sovradosaggio e senza essere consapevoli delle conseguenze che questo può comportare. “L’ipervitaminosi D è oggi un fenomeno frequente proprio per via di una supplementazione non controllata”, prosegue.







