L’Oms ha deciso di dire la sua sull’utilizzo degli analoghi di Glp-1 e Gip per il trattamento a lungo termine dell’obesità. L’agenzia ha infatti pubblicato le sue prime linee guida per l’utilizzo dei nuovi farmaci anti-obesità, in risposta a una richiesta di chiarimento degli stati membri. Le raccomandazioni, basate sull’analisi della letteratura scientifica disponibile, sposano l’utilizzo dei farmaci all’interno di un percorso diagnostico e terapeutico integrato, che punti a una presa in carico a 360 gradi del paziente e a una sua maggiore autonomia. Ma riconoscono anche le criticità: mancanza di dati a lungo termine, necessità di approfondire le ricerche sugli effetti collaterali e sulla personalizzazione del regime terapeutico, dubbi sulla sostenibilità e l’equità di accesso alle nuove terapie, che portano a classificare la raccomandazione come “condizionata”, il grado più basso di certezza.

Obesità: sospesi i farmaci, i parametri cardiometabolici tornano a peggiorare

24 Novembre 2025

Lo scenario

Le linee guida Oms si aprono con una panoramica dell’epidemia di obesità che affronta oggi la maggior parte delle nazioni del mondo. L’obesità – ricorda l’organizzazione – è oggi riconosciuta come una malattia cronica e recidivante, che rappresenta una sfida crescente per la salute pubblica perché è un fattore di rischio per lo sviluppo di una lunga lista di gravi problemi di salute. Le persone con obesità sono ormai più di un miliardo, e solo nel 2024 si stimano più di 3,4 milioni di morti per malattie croniche legate al peso eccessivo, il 12% di tutte le morti per malattie non trasmissibili. Le previsioni parlano di un costo totale per le patologie legate all’obesità che raggiungerà i 3 biliardi di dollari l’anno entro il 2030, e indicano che in una nazione con una prevalenza di obesità che raggiunge il 30% degli adulti, il problema può arrivare ad assorbire oltre il 18% dell’intero budget sanitario.