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Ultimo aggiornamento: 7:45

È notizia di qualche giorno fa la conclusione di una vicenda che riguarda il Comune di Reggio Emilia. In sintesi: il Comune diede l’assenso ad azzerare una vasta area verde che sopravviveva in ambito urbano per fare posto a un supermercato Coop. Fin qui niente di strano, direte voi, visto che dappertutto nella penisola si aprono nuovi centri commerciali e non già in aree dismesse, bensì consumando suolo fertile. Solo che qui vi sono due particolarità.

La prima è che si trattava di un vero e proprio bosco spontaneo (Bosco Baragalla, dal nome del quartiere), che è indicato dal 2014 dal sistema forestale della Regione Emilia-Romagna come “Bosco non governato o irregolare di olmo campestre”: 24.000 mq con pioppi bianchi, gelsi, pruni, aceri, farnie, ma anche robinie e ailanti, e tanti olmi, e persino un’area umida, il tutto abitato da svariate specie animali (picchi verdi, lepri, ricci). La seconda è che per buona parte degli alberi sarebbe stata necessaria l’autorizzazione all’abbattimento da parte della Giunta Comunale, e così non avvenne.

Quale la reazione dell’organo per bocca dall’assessora all’Ambiente del Comune, Carlotta Bonvicini, in data 3 novembre 2025? Che non si può elevare una sanzione anche se sono state rilevate irregolarità, perché “gli alberi non ci sono più”. Ora, a parte il fatto che negli anni i cittadini hanno prodotto fior di documentazione sul bosco e la sua ricchezza, ma poi viene da domandarsi: e gli organi di controllo comunali dove stavano quando gli alberi venivano abbattuti?