Disposta a tutto, anche a volare basso, pur di lavorare. Ma finora Mariangela Attolico, 24enne di Bari, ha fatto soltanto incetta di “no”. E il motivo è da ricercarsi – o meglio: tale è la ragione addotta da chi di dovere – nella sua condizione di disabilità, che la obbliga alla carrozzina e le rende necessaria una forma di assistenza. Ma che di fatto non le è stata da ostacolo nel conseguimento di una laurea, in ingegneria biomedica, anche in tempi brevi, che ben altre prospettive le aveva offerto in dote. Certo qualcosa di diverso dalla candidatura come centralinista, presentata all’esito di un muro di rifiuti, e pure respinta al mittente. “Se la disabilità supera il 75 per cento non possiamo assumerla”, la risposta dell’azienda, lapidaria, ma non meno delle altre.

La storia va avanti da mesi. Almeno da giugno, da quando è rientrata definitivamente dall'estero: Mariangela invia curriculum, si candida, attende risposte che non arrivano o che, quando arrivano, sono invariabilmente negative. Una ventina di colloqui e un centinaio di candidature. L'ultima, quella del call center barese, ha avuto il merito – si fa per dire – della franchezza: il suo grado di invalidità è “troppo elevato” per essere presa in considerazione. "Appartenendo a una categoria protetta mi sto scontrando con un rifiuto durissimo – dice - Ci sono aziende che si spaventano, altre che preferiscono finanche pagare penali piuttosto che assumere chi vive situazioni di disagio come la mia. Capisco che per certe professioni la mia condizione possa essere invalidante, ma ce ne sono altre, ed è questo il caso, in cui non fa alcuna differenza".