MILANO – Il rapporto tra disabilità e lavoro non è certo facile, come dimostra la proporzione tra il milione iscritti al collocamento e i soli 36mila che trovano un impiego, dei quali solo 10mila lo mantengono oltre l’anno.

Questa frizione emerge anche in altri dati, raccolti in un dossier preparato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro in collaborazione con l'Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo (Anffas). Ci sono passi avanti, ma tra le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo che potrebbero lavorare, solo il 40% risulta occupato, mentre il 30% è alla ricerca di un impiego.

Dalle evidenze raccolte presso 500 famiglie si evince che sono soprattutto le attività manuali e artigiane a garantire maggiori opportunità di accesso al lavoro. I settori più ricettivi risultano turismo (25%) e commercio (20%). Le competenze potenziali sono comunque elevate, visto il livello di istruzione medio-alto: il 43% possiede un diploma e il 15% una laurea.

Per migliorare l’inclusione la metà delle famiglie crede che servano figure specializzate a gestirla: il “Disability manager” nello specifico. Un dato coerente con quanto rileva l’Agenzia Nazionale disabilità e lavoro.